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Campo profughi di Tel Abbas, regione di Akkar

 

Zeyd, Aidha, Naima, Sahar, Helmi e Hani* vengono da uno dei campi profughi che popolano le regioni del Nord Libano e di Akkar, al confine con la Siria. Sono arrivati in Libano nel 2013, scappando dalla guerra in Siria, e qua sono rimasti fino a oggi, 29 novembre 2021. Oggi hanno attraversato il Mediterraneo con un viaggio sicuro – ci avevano già provato tre anni fa pagando un trafficante, ma sono dovuti tornare indietro: la barca si era rotta in mezzo al mare – per ottenere dei documenti regolari come rifugiati e provare a pensare a un futuro. Perchè non è facile progettare un futuro per sé e per i propri figli in un campo profughi, quando la tua terra è da anni devastata da una guerra che sembra non avere fine. Potete farvene un'idea ascoltando questo podcast di Save the Children, che racconta di Amal, fuggita da Homs a dieci anni.

 Sono atterrati questa mattina a Fiumicino insieme ad altri rifugiati provenienti dal nord del Libano grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in accordo coi Ministeri dell’Interno e degli Esteri. Le Comunità Parrocchiali di Santa Venerina, l’Azione Cattolica, la Caritas diocesana e l’Ufficio Pastorale Migrantes, l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e l'AGESCI Sicilia, in collaborazione con il comune di Santa Venerina, hanno creato una rete di volontari per accogliere una di queste famiglie, coordinati da alcuni volontari di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, grazie alla loro presenza diretta nel campo profughi di Tel Abbas.

 La famiglia di Zeyd e Ahida (quattro bambini piccoli, da uno a sei anni) è stata assegnata alla nostra rete di accoglienza. Due volontari si sono recati negli scorsi giorni in Libano per conoscerli e accompagnarli in Italia. In questo momento, mentre scriviamo questo articolo, sono in volo verso Catania. Li aspettiamo speranzosi di poter dare loro un'opportunità.

Abbiamo bisogno di mani e cuori che abbiano voglia di mettersi al lavoro per aiutare questa famiglia durante i due anni previsti dal progetto di accoglienza. Due anni durante i quali avranno bisogno di inserirsi nel territorio, nelle scuole, nel mondo del lavoro, grazie anche all'attivazione di una borsa lavoro per uno dei componenti del nucleo famigliare. 

Nel frattempo, auguriamo loro buona fortuna. 


*per rispetto della loro riservatezza abbiamo usato nomi di fantasia. Abbiamo scelto nomi con un significato che sia di buon auspicio...

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